Biorisonanza Acustica
- biorlab

- 5 feb
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Biorisonanza Acustica: un ponte tra PNEI, Medicina Vibrazionale e Omeopatia
Negli ultimi decenni, l’evoluzione delle scienze della salute ha progressivamente superato una visione esclusivamente meccanicistica dell’essere umano, aprendo lo sguardo a modelli più integrati, capaci di considerare corpo, mente e ambiente come un sistema unitario. In questo contesto si collocano approcci come la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI), la Medicina Vibrazionale, l’Omeopatia e, più recentemente, la Biorisonanza Acustica.
Pur nascendo in ambiti differenti, questi modelli condividono un presupposto fondamentale:la salute non è solo assenza di malattia, ma capacità dell’organismo di autoregolarsi e mantenere equilibrio in risposta agli stimoli interni ed esterni.
La visione PNEI: l’organismo come rete di comunicazione
La PNEI descrive l’essere umano come una rete complessa di sistemi interconnessi: psichico, nervoso, endocrino e immunitario. Emozioni, pensieri, percezioni sensoriali e stati fisiologici non agiscono separatamente, ma dialogano in modo continuo attraverso segnali chimici, elettrici e informazionali.
In questa prospettiva, uno stimolo apparentemente “immateriale” – come un suono, un’immagine o un’esperienza emotiva – può influenzare l’equilibrio globale del sistema, modulando il tono neurovegetativo, la risposta allo stress e la percezione corporea.
La PNEI non parla di “cura tramite suoni”, ma riconosce che la qualità degli stimoli percepiti gioca un ruolo centrale nei processi di adattamento e regolazione.
Medicina Vibrazionale: informazione prima della materia
La Medicina Vibrazionale amplia ulteriormente questa visione, proponendo che ogni sistema biologico non sia solo materia, ma anche campo di informazioni dinamiche. Organi, tessuti e funzioni sarebbero caratterizzati da pattern vibratori specifici, espressione del loro stato funzionale.
Secondo questo modello, il disequilibrio non nasce esclusivamente da una lesione strutturale, ma può manifestarsi inizialmente come alterazione dell’informazione, del ritmo, della coerenza interna. Da qui l’idea che stimoli estremamente sottili – frequenze, campi, segnali – possano avere un impatto significativo non per forza, ma per risonanza.
Omeopatia: l’informazione infinitesimale
L’Omeopatia rappresenta uno degli esempi più noti di medicina informazionale. Il rimedio omeopatico non agisce per quantità chimica, ma per l’informazione infinitesimale che veicola, ottenuta attraverso diluizione e dinamizzazione.
Il principio del similia similibus curentur suggerisce che uno stimolo simile al disturbo possa “risvegliare” la capacità dell’organismo di reagire e riequilibrarsi. In questa chiave, il rimedio non impone un effetto, ma offre un segnale che l’organismo interpreta secondo la propria sensibilità.
Indipendentemente dalle diverse interpretazioni scientifiche, il cuore del modello omeopatico risiede nel concetto di stimolo minimo, mirato e informazionale.
Biorisonanza Acustica: il suono come informazione regolativa
La Biorisonanza Acustica si inserisce naturalmente in questo panorama. Il suono, dal punto di vista fisico, è una vibrazione organizzata; dal punto di vista biologico, è uno degli stimoli più antichi e profondi con cui il sistema nervoso interagisce.
Ogni frequenza vibrazionale può essere considerata come una unità di informazione, non dissimile – sul piano concettuale – dall’informazione infinitesimale contenuta in un rimedio omeopatico.Così come il rimedio omeopatico propone un segnale basato sulla similitudine, anche una frequenza sonora, entrando in risonanza con un organo o un sistema funzionale, può offrire uno stimolo coerente, non invasivo, orientato all’autoregolazione.
Non si tratta di “far vibrare un organo” in senso meccanico, ma di interagire con i processi percettivi e neuroregolativi che governano l’equilibrio interno.
Risonanza, non imposizione
Il concetto chiave che unisce Omeopatia e Biorisonanza Acustica è la non-impositività dello stimolo.Nessuna delle due pretende di correggere direttamente un sintomo. Piuttosto, entrambe si fondano sull’idea che l’organismo, se riceve un’informazione adeguata e proporzionata, possa attivare risposte adattive proprie.
In questo senso, la frequenza vibrazionale non “cura”, ma informa.Non sostituisce processi fisiologici, ma li accompagna.Non forza una risposta, ma crea le condizioni affinché essa possa emergere.
Un modello coerente con l’autoregolazione
Letta alla luce della PNEI, la Biorisonanza Acustica può essere interpretata come uno strumento esperienziale capace di:
favorire stati di rilassamento neurovegetativo
modulare la percezione corporea
sostenere la consapevolezza interocettiva
accompagnare i naturali processi di adattamento
In modo analogo all’Omeopatia, l’efficacia non risiede nella quantità dello stimolo, ma nella qualità della relazione tra stimolo e sistema vivente.
Conclusione
La Biorisonanza Acustica non si propone come alternativa alla medicina convenzionale, né come tecnica risolutiva. Si colloca piuttosto in una zona di confine fertile, dove scienza, esperienza e modelli informazionali dialogano.
Nel linguaggio della PNEI, della Medicina Vibrazionale e dell’Omeopatia, il messaggio è comune:la salute emerge quando l’organismo viene messo nelle condizioni di riconoscere se stesso, ritrovare coerenza e rispondere in modo intelligente agli stimoli.
In questo senso, ogni frequenza vibrazionale può essere vista come un invito all’ascolto, un segnale sottile che, come un rimedio omeopatico, parla al sistema non in termini di forza, ma di risonanza.
Dipartimento Scientifico APS Armonya



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